I Rom non (sempre) sono romeni - Bisogna punirli. E basta. Niente ritorsioni, niente spedizioni punitive, niente razzismo. Altro che guerra di religione tra Occidente e Paesi musulmani, qui si rischia l'odio tra Paesi che si identificano sotto la stessa bandiera: quella europea. Ma, ancor più grave, contro una popolazione che poco o nulla ha a che fare con i veri colpevoli. I Rom non sono sempre romeni. Oddio a volte sono proprio gli abitanti di Bucarest a macchiarsi del reato, ma molto spesso sono "semplicemente" Rom.
A creare questo caos siamo bravi anche noi giornalisti che non riusciamo mai a spiegare che il Rom - o per comodità, ma anche qui sbagliando, lo zingaro - non è il romeno che incrociamo ogni tanto a fare la spesa, durante il turno in fabbrica o sull'autobus mentre torna dal lavoro. Sì, perché Rom non è una abbreviazione di romeno, ma semplicemente significa persona in romanés, una lingua di ceppo indiano parlata da questa popolazione nomade.
In questi ultimi giorni si è scatenata la caccia allo straniero, anzi, al rumeno da additare come ubriacone, ladro o assassino. «Sono sempre dei loro» è il commento che si sente sempre più spesso. Innegabile che ci sia una recrudescenza dei delitti da loro commessi, ma non è una novita. Vi ricordate anni fa quando sembrava che l'Italia fosse stata invasa da tutti i criminali albanesi esistenti al mondo?
Ronde, rimpatri indiscriminati, razzismo latente e neppure tanto. Così non si combatte il fenomeno, non lo si vince, ma si fa solo il suo subdolo gioco: quello di terrorizzare la gente. Vogliamo sconfiggere "il pericolo Rom"? E allora applichiamo le leggi. Puniamo quelli che vengono beccati. Impediamo, come in Romania, la creazione di campi nomadi alle periferie delle città. Chi non ha un lavoro, un reddito, una casa, venga preso per le orecchie e riportato - davvero e non per finta - a casa sua e magari sconti lì la sua pena.
Anche perché il 21 dicembre cadranno le frontiere anche con Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Lituania, Lettonia, Malta. Ma non è finita: a breve toccherà anche a Cipro e Bulgaria, ma soprattutto Romania. E allora lì sì che ci sarà da divertirsi.